Don Roberto Collarini

BIOGRAFIA
Don Roberto Collarini nasce a Novara il 03/01/1961.
Si diploma al Liceo Scientifico "Antonelli" di Novara e prosegue gli studi alla facoltà di Scienze Politiche di Milano.
In quegli anni matura la scelta di entrare in Seminario a Novara e, contemporaneamente, porta a termine gli studi laureandosi.
Sempre continuando gli studi in Seminario, è chiamato al servizio militare che decide di svolgere per stare vicino ai giovani commilitoni.
Presta servizio al C.A.R. di Diano Marina per poi essere trasferito a Bellinzago presso la caserma ìBabiniî.
E' ordinato sacerdote nel 1991 e, dopo aver lavorato per sette anni come vice parroco a Cameri, soprattutto in mezzo ai giovani, nel 1999 il Vescovo Monsignor Renato Corti gli chiede la disponibilità di servire la parrocchia di BISSI MAFOU nella diocesi di PALA, in Ciad, come missionario "FIDEI DONUM".
Don Roberto opera ormai da 8 anni in Africa, nel continente degli "ESTREMI" Sì, dove tutto è "TROPPO": troppo caldo, troppa siccità, troppa povertà, troppe malattie, troppe ingiustizie, troppi che approfittano dei neri, troppe cose che sarebbero necessarie, troppe...
In questo angolo sperduto della terra, grazie alla sua profonda fede e all'aiuto di Dio, don Roberto ha fatto conoscere la Parola del Signore a questi nostri fratelli neri, ha cercato di aiutare le anime di questa gente portando la sua testimonianza di cristiano.
Non ha però dimenticato i bisogni materiali di queste popolazioni e, grazie al vostro aiuto, è riuscito a realizzare piccole grandi cose.
Don Roberto ha fortemente operato perchÈ ogni villaggio fosse dotato di un pozzo che potesse dare acqua potabile agli abitanti, poiché l'acqua è un bene così prezioso da non poterne fare a meno.
Ha cercato di dare voce a chi voce non ha, facendo delle scuole un luogo di formazione alla vita, poiché il regime, per questioni politiche e di comodo, ha sempre cercato di tenere basso il livello culturale.
Nell'ultimo suo rientro in Italia (19 agosto - 19 ottobre 2007) don Roberto ha fatto opera di sensibilizzazione alla sua missione, partecipando a manifestazioni di ogni genere e promuovendo incontri in tutta la Diocesi.
Come è solito rispondere lui a chi gli chiede perchè un prete in Africa e non qui in Italia dove c'è tanto bisogno di sacerdoti, cito le sue parole: "Il Signore ci chiede di stare dalla parte dei poveri, di coloro che non avendo voce, hanno bisogno di qualcuno che parli a nome loro; e che, poco per volta, insegni loro a parlare."
Come potete vedere, don Roberto non si ferma, continua ancora a dare la sua disponibilità per aiutare chi ne ha più bisogno.
Tutto questo è possibile grazie anche alla generosità di tutti quelli che hanno contribuito in qualsiasi modo; ogni piccola goccia ha riempito il mare d'aiuti in questa terra che è l'Africa.
Don Roberto ringrazia tutti coloro che hanno dimostrato e continuano a dimostrare una grossa sensibilità. Certo di avere il nostro sostegno, dalla sua missione, porta tutti nel cuore e nelle sue preghiere.


Qui di seguito tutta la storia della missione dall' inizio!

Carissimi Amici,
desideriamo farVi conoscere esplicitamente quale sarà la missione del Fans Club C'è Chi Dice No, dove ed a chi effettivamente andranno i proventi di quanto riusciremo a raccogliere anche grazie a Voi.
Don Roberto Collarini nasce a Fara Novarese e dall'anno 1999 ìÖho accolto la sfida affascinante di iniziare la mia avventura missionaria nella popolosa parrocchia di Bissi-Mafou, tra la tenace gente MundangÖî in Ciad.
Don Roberto ci racconta la Sua missione.Ö

Va detto che il Ciad, fino ad oggi, è stato considerato uno dei fanalini di coda della nazioni "in via di sviluppo", una terra priva di risorse naturali - è in questi ultimi anni soltanto, che è venuta alla luce una delle vene petrolifere più ricche del pianeta - già contesa dalle multinazionali straniere-Di questo paese, scarsamente interessante nell'ottica di "giochi internazionali", poco si sa e si conosce in Italia, dove le rare informazioni sono circolate solo in occasione della guerra civile ñdella fine degli anni '80- che ancora oggi, a distanza d'anni, lascia ferite etniche profonde e difficili da rimarginare. Eppure il Ciad è un eccezionale osservatorio delle numerose lacerazioni che caratterizzano la situazione africana odierna. Il motivo è molto semplice: il Ciad è un paese di frontiera. Sul suo territorio si incontrano e scontrano due sistemi ben delineati: quello del deserto Sahel/sahariano a nord e quello della Savana coltivabile a sud; sue sistemi sociali, economici, culturali opposti, lingue e religioni diverse. Alla ormai secolare frontiera tra islam e religioni animiste africane, si è affacciata, ma soltanto da circa settant'anni la religione cristiana.
Quando si parla di Ciad, le immagini che balzano immediatamente all'occhio sono quelle della guerra e della carestia. Un Paese spaccato in due.[...] Un Paese lacerato che sogna di raggiungere, dopo anni di guerra fratricida, una "riconciliazione nazionale" impossibile.
Presentare il Ciad, è lanciare uno sguardo sui suoi problemi secolari. [..] A nord la gente vive dell'allevamento dei cammelli. Solo qualche rara coltivazione si è sviluppata a costo di grandi sforzi: tuttavia, i datteri sono frutti ben apprezzati nelle rare oasi. Il Ciad è un vasto paese, grande quattro volte l'Italia, popolato da circa sette milioni di abitanti. Primo forte problema che incide sull'economia nazionale è il fatto di essere un territorio "enclave", vale a dire tagliato fuori da ogni rete di comunicazione marittima - non avendo esso alcun accesso sul mare. E' uno stato "cuscinetto" tra l'Africa araba e quella nera, sia geograficamente che culturalmente. Il clima del Paese è di tipo tropicale -esistono solo due stagioni: quella secca, da ottobre a marzo, e quella della piogge che va da aprile a settembre-. C'è da tener conto, tuttavia, della grande differenza climatica tra il nord desertico ed il sud tropicale: in certi anni non si verificano assolutamente precipitazioni al nord. Il protrarsi della stagione secca è spesso un pesante handicap per l'agricoltura e la rarità dei punti di abbeveraggio è un limite altrettanto forte per l'allevamento! Le temperature si differenziano evidentemente tra il nord ed il sud (dove si trova la missione Bissi-Mafou): qui le minime a gennaio sono di 14 gradi, ad aprile di 24; le massime più elevate si hanno ad aprile -40 gradi all'ombra- mentre la punta più bassa è ad agosto con "soli" 30 gradi. Al nord, dove praticamente non esiste "stagione delle piogge", la massima si aggira sempre intorno ai 45 gradi e la minima intorno ai 25.
La popolazione del Ciad è ripartita in modo irregolare sul territorio nazionale. A Sud la densità di popolazione è di 13,7 abitanti per kmq, nella fascia Saharian del sahel è di 4,4 abitanti per kmq. Va segnalato un consistente - e preoccupante - fenomeno di emigrazione della popolazione di pastori del centro del Paese verso le regioni agricole del sud alla ricerca di pascoli abbondanti per il loro bestiame provocando forti tensioni tra etnie e seri conflitti interni; circa un milione di ciadiani lasciano le loro terre a causa del progressivo impoverimento del suolo, per l'inarrestabile avanzata del deserto e per la siccità.
Il reddito lordo pro-capite è tra i più bassi del mondo: per parecchi anni hanno collocato il Ciad al terzo posto tra i paesi più poveri del pianeta! L'agricoltura resta la maggiore attività del paese. [...] Il cotone rappresenta la risorsa principale[Ö], evidentemente legata all'andamento delle piogge. In genere tuttavia, il problema più rilevante è provocato dalle forti siccità: esse hanno reso improduttivi campi coltivabili ai limiti del Sahel e in 30 anni la superficie coltivabile non solo a cotone, è stata ridotta quasi della metà.
L'industria del cotone è l'unica che riveste un certo rilievo anche per l'esportazioni. E' monopolio della Coton-Ciad, di proprietà del 75% dello Stato [..] ed assicura il 60% delle entrate del Paese. I prezzi al produttore sono fissati dal governo.
Un'altra attività industriale è quella dello zucchero, prodotto esclusivamente dalla Sonasut. [Ö] Tuttavia, lo scarso sviluppo delle infrastrutture di lavorazione costringe il Ciad ad acquistare lo zucchero del vicino Camerum.
L'altra importante risorsa e l'allevamento del bestiame, concentrato soprattutto nel centro-nord del Paese.
Non è mai stata intrapresa, in Ciad, una seria campagna di alfabetizzazione,anche per mancanza di mezzi finanziari: buona parte delle scuole ñsia primarie che secondarie- sono gestite dalle missioni religiose e dagli organismi internazioni di cooperazione allo sviluppo. [Ö] Il tasso di analfabetismo è in Ciad ancora uno dei più alti del mondo: il 75% della popolazione adulta.
Anche la situazione sanitaria è disastrosa. Le strutture fondamentali, come ospedali e dispensari sono state distrutte durante l'ultima guerra civile e non più ricostruite. In tutto il Ciad ci sono ñcompresi quelli della organizzazione come "Medici Senza Frontiere" 185 medici, 5 ospedali, circa 180 dispensari civili e 110 militari. Le malattie che affliggono questo Paese, e che altrove sono ormai curabili, qui sono il più delle volte mortali: malaria, tetano, lebbra, meningite, febbri gialle, tubercolosiÖad esse si aggiungono malnutrizione, la mortalità infantile e quella neonatale. [..] E' ancora molto frequente che i malati rinuncino alle cure per mancanza di denaro, con conseguenze anche mortali.
A questo punto, è doveroso spendere alcune parole per delineare meglio la fisionomia della nostra parrocchia di Bissi-Mafou, situata in piena "brousse" ñla savana africana-Öa circa 35 km dal capoluogo, Pala. Essa si trova immersa nella zona Mundang, una delle centinaia di etnie che popolano il CiadÖvero crocevia di culture e di razze. A partire dal 1988 fu affidata, dal nostro Vescovo Jean-Claude Nouchard, alla chiesa di Novara che si rese subito disponibile. [Ö] Dal 28 giugno 1999 due nuovi sacerdoti sono stati inviati dalla chiesa novarese a Bissi-Mafou per continuare una collaborazione preziosa e necessaria, che sia davvero vista come "dono di fede" tra due chiese sorelle: si tratta di don Massimo Bottarel, grignaschese, ordinato dal 1994 e di don Roberto Collarini di Fara Novarese, prete dal 1991.
La Chiesa Cattolica ha fatto decisamente dei passi da gigante. [Ö] Le scuole cattoliche sono u contributo prezioso ed importante apportato a favore dell'educazione della gioventù ciadiana, senza distinzione d'estrazione sociale o religiosa. [..] Altra peculiarità del Ciad multietnico è quella di essere tradizionalmente una terra di incontro pacifico tra le culture delle religioni, di relazioni benevole tra la comunità cattolica, gli altri cristiani ed i musulmani. E tutto ciò tuttavia, non deve essere dato per acquisito, ma va tenacemente favoritoÖdomandandolo in dono con la preghiera. Ciascuno deve portare il suo contributo personale e comunitario perchÈ svaniscano le cause delle incomprensioni secolari, affinchÈ i principi di tolleranza e di fraternità siano alla base dell'edificazione di una nazione solidale ed unita. Si tratta, in effetti, di favorire l'incontro di persone in un clima di verità e di lavorare insieme per la ricerca del bene comune.
L'opera della promozione umana e dello sviluppo del Ciad è certamente ancor complessa e vasta; è difficile indicare ora a quale priorità occorre porre attenzione, per imboccare la via dello sviluppo e della promozione socio-economica. Sul piano umano è necessario sviluppare la formazione professionale, assicurare alla popolazione pace, stabilità, una migliore sanità e istruzione. Ma chi, tra i paesi sviluppati, è disponibile ad "investire" con coscienza ed onestà su questo PaeseÖche è ancora il "fanalino di cod" del continente africano???

Il Fans Club C'è Chi Dice No, ringrazia apertamente tutti coloro i quali vorranno credere ed investire in questo "fanalino di coda" insieme si può fare tanto, diventiamo anche noi "la voce di chi non ha voce".

Grazie di cuore a tutti Voi
Lo Staff del Fans Club C'è Chi Dice No


Père Roberto Collarini
 
Mission Catholique de Bissi-Mafou
B.P. 9
PALA - TCHAD
AFRIQUE

 


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